Il Suo ultimo grande successo, l’approvazione dell’assistenza sanitaria pubblica per il 95% degli Americani, è il simbolo straordinario di quello che la buona politica e la volontà collettiva possono fare insieme.

In questo particolare momento in cui mi impegno in prima persona per il territorio a cui appartengo, non posso fare a meno di pensare a Lei. E voglio cogliere questa occasione per invitarLa ufficialmente a venire qui da noi in Piemonte, in particolare a Torino.

E’ un invito che vorrei Le arrivasse spontaneo così come è partito. Ci divide un oceano, ma forse molte più cose ci uniscono. La mia Torino potrebbe essere considerata per l’Italia ciò che la Sua Chicago è per gli Stati Uniti: accomunate dall’industria automobilistica ma anche dal superamento positivo dell’eredità industriale, le due città sono proiettate verso il futuro.

Torino è stata la prima capitale d’Italia e negli ultimi 15 anni è cambiata moltissimo: come capitale industriale era destinata ad un declino lento e inesorabile ma ha saputo riconvertirsi a città europea sede di grandi eventi e punto di riferimento nel panorama culturale ed economico internazionale.

In questa città ho mosso i primi passi da imprenditore. Ora che ho deciso di impegnarmi in politica in prima persona, voglio vedere Torino e il Piemonte diventare motori di una concreta ricerca di miglioramento. Un territorio capace di pensare al futuro.
E’ per questo che mi rivolgo a Lei con grande semplicità. So che solo Lei può rendere possibile persino questo: accettare l’invito di un ragazzo di 38 anni, un “giovane, con esperienza”, e inorgoglire un territorio che ha dato tanto al nostro Paese.

Nel 2011 Torino sarà la capitale dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: è un momento fondamentale per la nostra storia, ma lo è anche per il mondo. Dove si celebra l’unità di un popolo, si celebra la Storia dell’umanità intera. Spesso l’ho sentita citare Abraham Lincoln, l’artefice assoluto della nascita degli Stati Uniti. Lincoln è per voi americani ciò che un torinese, Camillo Benso di Cavour, è per noi italiani. Cavour amava dire: “la grande politica è quella delle risoluzioni audaci”.

Con questo spirito, quello con cui Lei oggi ha detto “gli americani sono ancora capaci di grandi cose”, fiducioso La saluto.

 
 
 
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